Articoli del Dicembre 2006

L’impiccato speciale

Questo è un blog contrario alla pena di morte, sempre e nei confronti di chiunque. Detto questo, con Saddam un altro dittatore se n’ è andato. Mussolini e Ceausescu sono solo due tra i nomi di illustri colleghi di patibolo che corrono alla mente, triste contraltare a quanti invece riusciti ad esalare l’ultimo respiro nel proprio letto, magari per vecchiaia e malgrado la disapprovazione più o meno malcelata di oppositori non sempre onestamente dichiarati. Ma l’ira dei popoli è implacabile e ci sono processi storici che semplicemente non possono essere arrestati e tantomeno giudicati, soprattutto se dall’esterno e dalla posizione confortevole di chi ha la fortuna di potersi dire coinvolto tutt’al più sul piano emotivo. Il che non è poco ma neanche sufficiente per giudicare, ammesso che per farlo lo sia invece un coinvolgimento più profondo e personale nel tritacarne della storia.

Così anche per le guerre. Perché, si dà il caso, essere interventisti alla vigilia di un conflitto non significa avere necessariamente meno a cuore le sorti dell’umanità o in odio la violenza. A meno di non sprofondare goffamente nelle solite secche delle generalizzazioni di sentimenti e semplificazioni di schieramenti cui il dibattito sulla rete (e non solo) abitua sempre di più e sempre più prevedibilmente, diventando non solo noioso ma anche ben più disumano delle intenzioni più meritevoli. A meno di non ignorare il dolore iscritto dai fatti della storia nelle coscienze delle nazioni, che ha come presupposti la conoscenza non selettiva degli stessi fatti e la loro ricaduta culturale per quelle nazioni. Come non ha quindi senso chiedersi se le guerre, compresa quella irachena, siano giuste perché risultante tragicamente semplice di processi che scavalcano la dimensione umana come il dolore che le ha provocate, non lo è, purtroppo, neanche interrogarsi sull’accettabilità dell’esecuzione della sentenza che toglie la vita a chi ha avuto migliaia di morti su una coscienza solo eventuale. Continua a leggere ‘L’impiccato speciale’

Fuda per la vittoria

Tanto per chiudere l’anno all’insegna dell’unità e fermezza di intenti, è in arrivo l’ennesimo ritocco scaccia-crisi del governo alla Finanziaria della coerenza. Naturalmente è una questione di concertazione, cosa avevate capito? [ Illegale e violenta ]

Like a Soul Machine

O salti ’sta finestra. Ops

Non c’è che dire, fa sempre piacere accingersi a celebrare il Natale in un paese che ha le idee chiare in fatto di religiosità. Tema paradossalmente tra i più laici, ma non per questo legittimamente assumibile, sempre che si aspiri ad un briciolo di credibilità, come riserva personale di caccia alle farfalle del paravento ideologico, nella speranza di poterne eventualmente fare, a sinistra come a destra, qualcosa di più o meno confacente ai propri bisogni personali, vezzi intellettualistico-politici o mai imprescindibili urgenze editoriali, a seconda del piede con cui ci si è alzati la mattina. Perché di fronte alle reazioni scatenate dalla dichiarazione con cui il Vicariato di Roma negava il consenso alle esequie di Piergiorgio Welby, è spontaneo chiedersi come e perché ci si voglia ergere a maestri di pensiero in ambiti a cui nello stesso tempo si tenga a dichiararsi ben estranei, se non apertamente avversi nella propria visione del mondo. E sarebbe farsesco, se non avvenisse sulla scia di eventi dolorosi per chiunque, il fatto di riuscire a razzolare nel letame ideologico anche a spese di un defunto cui si deve solo il più rispettoso silenzio. Ma è così difficile capire che accettare di essere cattolici comporta il riconoscimento dell’autorità della relativa Chiesa, che un funerale è cattolico solo se celebrato dalla suddetta e che la fede è un fatto del tutto facoltativo, ben lungi dall’essere prescritto dal medico come farmaco salvavita? Decisamente un paragone avventato, ma probabile acqua fresca di fronte alla faccia tosta delle strumentalizzazioni più indifferenti ai valori della spiritualità della vita e della morte. Anche di chi se ne infischia o, peggio, li ritenga di esclusiva pertinenza di una visione non laica delle stesse. Il che la dice già molto lunga. Prendere o lasciare, l’uscita è (generalmente) in asse con l’altare: fa anche rima. Buon Natale. [ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ]

Illegale e violenta

E’ alto in tutta Italia l’allarme per la manovra pronta a deflagrare sulle teste degli Italiani: persino la Polizia di Stato si mobilita contro la finanziaria, attivando una campagna di sensibilizzazione con apposito forum di discussione.

Ci vediamo prodedì

Tra le manifestazioni esteriori dell’autoritarismo imposto dal regime del defunto Saparmurat Turkmenbashi ( = Padre dei Turkmeni) Niyazov, autoelettosi nel 1999 "Presidente a vita" di un Turkmenistan sorto sulle ceneri dell’ex repubblica sovietica già da lui guidata, c’erano statue in oro massiccio, l’imposizione di un Libro dell’anima da lui stesso scritto come testo scolastico, il divieto di ascoltare musica, fumare o portare barba e capelli lunghi e persino l’intitolazione a se stesso di pubbliche infrastrutture, mesi e giorni della settimana. Per il reuccio di un paese dalle enormi ricchezze naturali, legate al petrolio ma soprattutto al quinto giacimento di gas naturale più grande del mondo, contava poco che il popolo (per non dire degli oppositori) se la passasse maluccio, per usare un eufemismo. Mentre si apre la corsa alla successione, uno studio della "Scuola di igiene e medicina tropicale" di Londra sulla situazione del sistema sanitario turkmeno avrebbe accertato che il paese si trova sull’orlo di una catastrofe umanitaria, con livelli di povertà considerati bassi rispetto agli standard degli stati stessi dell’ex URSS. E noi ci assideriamo.

Asilo Mariuccia

Le zelanti maestrine di una scuola materna di Bolzano alle prese con i canti della festicciola natalizia hanno pensato che l’innocua parolina che fa rima con un ben più politicamente corretto "virtù" avrebbe finito per offendere i bambini di religione musulmana, rovinando la festa del solstizio d’inverno, quella che celebra la ricorrenza dell’Ignoranza. Detto ma soprattutto fatto, oplà. Bastapocochecevò, tanto è un dettaglio. Non sapere fin d’ora che l’Italia è da duemila anni culla della religione cattolica del paese in cui i genitori sperano che crescano, aiuterà quei bimbi ad integrarsi. Da Dio.

La morte di Welby, tra Ippocrate, Ovidio e Cappato

Nell’era della comunicazione globale, si comunica troppo e male. Davanti alla morte ci vuole rispetto, e il silenzio ne è da sempre una componente fondamentale. Invece il dibattito politico e mediatico è stato e sarà per lo più strumentale, sebbene in certi casi il rischio di non condurlo in modo sensato sia sempre dietro l’angolo anche per chi ha le migliori intenzioni, e la retorica contestazionistica anche. Fermo restando che davanti alla morte la politica debba fare un passo indietro contando solo la relazione medico-paziente per gestire un rapporto troppo grande e complesso per la dimensione umana, che paradossalmente è l’unica a doverlo affrontare. A condizione, beninteso, che il medico si trovi al posto giusto. D’altra parte, mi sembra che lo stesso dibattito legato al caso Welby sia scaturito per decisione dello stesso Welby, che per questo va ringraziato, nonostante le speculazioni di chi ha cavalcato la sua sofferenza per portare avanti un progetto partitico. Ed è vero anche che la politica non può abbandonare i medici nella solitudine di decisioni troppo grandi per tutti loro, soprattutto per quei non pochi che tra loro chiaramente non lo sanno. Ma le leggi degli uomini sono davvero tutto? Tra le chiamate arrivate in diretta a Radio Radicale dopo la conferenza stampa, mi pare comunque degno di riflessione sempre aperta e dubitativa, e mai scontato, lo spunto relativo alle responsabilità da qualunque medico qualunque vero medico assunte nei confronti dei propri simili mediante il giuramento di Ippocrate e l’ideale lascito della Scuola Medica Salernitana, che fin dagli albori della società umana hanno illuminato le tenebre del rapporto vita-morte dell’uomo attraverso decine di secoli di storia non solo medica, ma anche e soprattutto civile, culturale e morale. Anche a prescindere dall’influenza della tradizione spirituale cristiana, tanto per capirsi. Tempus edax rerum.

C’è da fidarsi

"Credo che l’affanno del governo renda più difficile la costruzione del Partito democratico". [ Corriere.it ]

Howlin’ at Time(s)

Missioni di Pacs

Sarà l’atmosfera solo vagamente natalizia, ma una volta conclusa in pompa magna la missione militare in Iraq con tanto di ipocrita esibizione di retorica antimilitarista e cerimonie di presunto omaggio alla bandiera che sfioravano il vilipendio per goffaggine e manifesta inadeguatezza alle più applaudite performance di imposizione taumaturgica delle mani, l’ansia reportistica della stampa nostrana sugli scenari di guerra che vedono coinvolte le nostre Forze Armate pare essere magicamente e misteriosamente evaporata. Che fine ha fatto l’eroico senso del dovere delle gloriose testate autoinnalzantisi ad archetipo dell’obiettività giornalistica? Che ne è del fiero sprezzo del pericolo degli eroici e privilegiati (che culo!) Garanti della Notizia tradizionalmente riluttanti alla copertura informativa delle tensioni sociali e dei problemi umanitari, ma solo se comportava un chilometraggio Scud, inferiore a una gittata mediorientale o terzomondista? Che siano subentrate nuove soglie di tariffazione turistica per l’etica mondana del più divistico reportariato-tutto-compreso e per il codice azionario dell’informazione di regime di cui è sempre più drammatica ma non necessariamente consapevole espressione? Mentre il rispetto delle istanze democratiche nel paese dei cedri viene calpestato dagli amici del governo che marciano, anzi campeggiano, su Beirut (estintori cercansi), l’Italia che rifiuta il pacifismo all’ingrosso buono solo a coprire le mutande delle nonne in sottana - ammesso che ne esistano ancora - aspetta di vedere uno straccio di servizio o leggere un avanzo di articolo su cosa cazzo ne sia delle truppe italiane in Libano. Per la cronaca, giusto nel caso qualcuno pensi che Iraq e Afghanistan avessero l’esclusiva e mentre ai nostri si chiede di sorvegliare pacificamente che avvenga il disarmo di Hezbollah (ma è all’ordine del giorno ONU l’uso, anche massiccio e a bruciapelo, del turpiloquio a scopo dissuasivo), a Tripoli - ebbene sì, quella libica non bastava - è in corso una manifestazione in sostegno del s’ignora fino a quando premier Siniora, e si staglia all’orizzonte un colpo di stato con violenta "deposizione" della classe dirigente sunnita restia a piegarsi a un nuovo corso di tragica e sanguinosa colonizzazione siriana, con annessa guerra civile. L’ho sempre pensato, che i libanesi fossero precoci.

E lo chiamano ‘disassemblaggio’

Con la realizzazione del nuovo, immenso polo fieristico di Rho-Pero e le vicende seguite alla vendita del vecchio insediamento espositivo caro alla memoria di generazioni di milanesi, il destino degli edifici della sede storica della Fiera Campionaria di Milano è segnato, e sta per partire il cantiere per la ‘riqualificazione’ di una delle zone del centro urbano più appetibili dal punto di vista del valore economico associato alla rendita di posizione, quindi di quello commerciale finale di ognuno dei singoli metri quadrati su cui alla fine si edificherà su quell’area. Per il progetto si sono mobilitate alcune tra le più grandi firme dell’architettura contemporanea, e questo è sempre un bene una volta che si ritenga inevitabile il ricorso al progetto del nuovo. Lo è molto meno in quanto il piano in questione, a sua volta suddiviso in singoli progetti di studi internazionali coordinati dalla nuova proprietà, prevederà una trasformazione radicale dell’area, priva come al solito, come avviene in questi casi, di qualsiasi rispetto per decenni di segni di cultura sociale, industriale e tecnologica della vita non solo cittadina variamente depositati sulla materia costruita stratificata del contesto già esistente. Che, solo perché consistente in edifici con funzione prevalentemente espositiva, è ritenuto non meritevole di alcuna pratica conservativa, privo di storia, indegno di memoria, estraneo alla qualità. Un cumulo di padiglioni ridotti a capannoni, da sgomberare in fretta per liberare suolo di cui "riappropriarsi" per la solita, ineffabile riqualificazione. [ Una prospettiva inedita sul nuovo progetto per l’area Fiera ] [ Documenti ]

La Nave degli Architetti

  "Questo evento, oggi, è ormai scomparso: dopo il varo dell’ultimo transatlantico della Società "Italia", la Michelangelo, lo scalo di Genova è stato demolito e, quello che era uno degli spettacoli più attesi, è stato sostituito da un rito affrettato nei moderni ‘bacini ad allagamento’".

"Alle 23:10, finita la telefonata, Carstens si accorgeva, girandosi di nuovo verso prua, della sagoma enorme e illuminata dell’ammiraglia italiana a cui stava andando addosso".


"L’Italia incerta e tentennante del dopoguerra aveva avuto la meglio: l’Andrea Doria era della società Italia di Navigazione che era della "Finmare", che era proprietà dell’"Iri", che era di proprietà dello Stato. Possiamo immaginare la catena di cariche politiche e ministeriali che si trovò a proteggere l’evento: troppe poltrone e rischio, che portarono a silenzi, reticenze, ’scaricabarile’".

Per ragioni personali ho avuto il piacere speciale e graditissimo di leggere in anteprima questa snella ma penetrante monografia dedicata, nel cinquantesimo anniversario del suo affondamento al largo delle coste statunitensi, alle virtù e alle disgrazie dell’Andrea Doria e alla sua vicenda per molti versi ancora attuale. Una turbonave dal fascino indiscusso, che negli anni Cinquanta ha rappresentato il vanto della marineria civile italiana grazie anche all’opera unica e irripetibile dei maggiori architetti e artisti dell’epoca, tra i quali Giò Ponti, in una stagione rimasta ineguagliata non solo della storia del design e del gusto italiani, ma dell’intera cultura europea. [ In copertina: locandina del lancio pubblicitario della Società "Italia" per l’ingresso dell’A. Doria sulla linea per il Nord America ]


Pietatis causa

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