La cultura di Ru-Telly

Dunque è assodato: la performance offerta da Padoa-Schioppa durante la puntata di Che tempo che fa dell’altra sera non era un evento isolato, ma faceva parte di un’offensiva più vasta e mirata a scuotere alle fondamenta il comune senso della decenza del pubblico televisivo italico, nell’ennesimo slancio di arrogante presunzione inflitto da un governo farsesco a una nazione considerata chiaramente d’intralcio alla libera espressione del proprio delirio di onnipotenza. La conferma è giunta tempestiva stasera, quando dai microfoni della ribalta giornalistica offerta da Ballarò (naturale espressione ulteriore di un distillato di obiettività cristallina nei giudizi e negli atteggiamenti degli operatori dell’informazione nostrani nella normale interazione con le diverse parti politiche), il ministro della cultura Francesco Rutelli si è esibito nella scoppiettante (TPS docet) valutazione critica secondo la quale "Non Si Può Chiedere A Piacenza Di Essere Anche Una Città D’Arte".
Questo perché, ha analizzato,

pur avendo quella bella piazza,

trattasi di città che "riveste un ruolo e una vocazione primari di snodo logistico" per l’erogazione di "servizi" - sic - al paese. E’ evidente che al ministro poco importa (per usare un sontuoso eufemismo) che, in quest’Italia stremata dall’ignoranza di una classe dirigente convinta che una bella fronte spaziosa basti a conferire il diritto di fare il bello e il cattivo tempo, proprio in quel patrimonio culturale diffuso da lui trascurato, proprio nella provincia solo apparentemente più anonima perché sprovvista di immediato appeal turistico degno dei peggiori stereotipi da istituto alberghiero stia invece, non meno che nelle solite emergenze monumentali, la principale risorsa del paese anche in termini economici (visto che con le ragioni della cultura non si batte chiodo). A condizione di gestire correttamente questo patrimonio, e quindi esserne quantomeno vagamente al corrente. Santa Maria di Campagna, San Sisto, San Sepolcro, Alessio Tramello, le architetture farnesiane (tra gli altri) ringraziano doloranti.

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1 commento a “La cultura di Ru-Telly”


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