J.J. Cale ha sempre aleggiato nella musica di Eric Slowhand Clapton come un sospiro discreto e costante nel mix di ispirazioni del musicista di Ripley, fino a The Road to Escondido, lavoro dal profumo artigianale appena uscito che ha il sapore di una serata tra amici di lunga data, passata tra ricordi osceni e whisky stagionato. La presenza del vecchio asceta di Tulsa esalta la chitarra di Clapton attraversando ogni brano dell’album con una musicalità discreta dalla vena maliziosa e malinconica, come tipico del suo stile deliziosamente indolente. Rock, blues, folk e country sono sapientemente miscelati in un cocktail musicale di rare spontaneità ed eleganza grazie ad un arrangiamento equilibrato che non toglie spazio ai soliti riff incontenibili in pezzi dal respiro quasi epico, come Ride The River, Don’t Cry Sister e soprattutto Anyway The Wind Blows, con sonorità mature e intenzionalmente stringate arricchite dai caldi fraseggi "scivolati" e dagli assoli laceranti che solo la chitarra di Eric sa regalare. Ma da tempo, dopo aver deciso di rinunciare ai servigi dello storico amico-manager Roger Forrester che tanta parte aveva avuto nel suo recupero da anni di abusi, Clapton ha intrapreso una vena più intimistica e spontanea che lo ha anche portato a registrare i propri album in studio provando il meno possibile e senza sovraincisioni, grazie ad un team musicale affiatato e all’esperienza pluridecennale e pressoché quotidiana di esibizioni dal vivo sui palchi di tutto il mondo. Svolta che ha coinciso in parte con le vicende personali dell’artista, finalmente approdato al nuovo matrimonio e alle gioie di una paternità in gran parte negatagli in passato da tragiche vicissitudini familiari e sentimentali. Tutto questo aveva trovato espressione per un verso nella riscoperta delle radici blues con due album interamente dedicati alla figura quasi mitica del maestro Robert Johnson, ma anche nel precedente album Back home. In The Road to Escondido, Clapton non trascura questa vena introspettiva tipicamente bluesy che già era stata alla base di capolavori come Tears in Heaven, dedicata al piccolo Conor Loren (scomparso nel 1991), lasciando ora spazio a perle come Hard to thrill, Who am I telling you e alla tenera Three little girls, dedicata alle piccole Ella Mae, Julie Rose e Sophie Belle. Un disco che migliora con l’ascolto e con il tempo, come le grandi opere e il buon vino.
[ Il video della registrazione ]
| THREE LITTLE GIRLS | |
| When this world got to feel low I don’t need nowhere else to go as I get all the love I need from three little girls. In the garden collecting snails, on the bed reading fairy-tales, I get all I’ll ever need from three little girls. As all my world was sad and weary all my days were winding up, then you showed me a better way, my three little girls. |
Lord, you put me to the test and let me through the wilderness, then you showed me a brighter day with three little girls. Julie Rose and Ella Mae, Sophie Belle, you take my breath away, my three little girls. As all my world was sad and weary all my days were winding up. You showed me a better way, my three little girls, three little girls. |
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