Articoli del Novembre 2006

Reporter, che fai stasera?

Ciò che sta accadendo è mostruoso, ma non mi sorprende. Io e Mario Scaramella abbiamo tenuto una affollata conferenza stampa al Senato con tutta la stampa internazionale e le televisioni internazionali. Era così internazionale che l’abbiamo tenuta in inglese. Io stesso ho dato due lunghe interviste all Bbc radio e a Channel Four TV. La stampa italiana era assente. I direttori dei giornali italiani hanno detto che l’argomento Litvinenko - Prodi non interessava. [ leggi –> Rivoluzione Italiana, il blog di Paolo Guzzanti ] [ Il caso Litvinenko ]

La cultura di Ru-Telly

Dunque è assodato: la performance offerta da Padoa-Schioppa durante la puntata di Che tempo che fa dell’altra sera non era un evento isolato, ma faceva parte di un’offensiva più vasta e mirata a scuotere alle fondamenta il comune senso della decenza del pubblico televisivo italico, nell’ennesimo slancio di arrogante presunzione inflitto da un governo farsesco a una nazione considerata chiaramente d’intralcio alla libera espressione del proprio delirio di onnipotenza. La conferma è giunta tempestiva stasera, quando dai microfoni della ribalta giornalistica offerta da Ballarò (naturale espressione ulteriore di un distillato di obiettività cristallina nei giudizi e negli atteggiamenti degli operatori dell’informazione nostrani nella normale interazione con le diverse parti politiche), il ministro della cultura Francesco Rutelli si è esibito nella scoppiettante (TPS docet) valutazione critica secondo la quale "Non Si Può Chiedere A Piacenza Di Essere Anche Una Città D’Arte".
Questo perché, ha analizzato,

pur avendo quella bella piazza,

trattasi di città che "riveste un ruolo e una vocazione primari di snodo logistico" per l’erogazione di "servizi" - sic - al paese. E’ evidente che al ministro poco importa (per usare un sontuoso eufemismo) che, in quest’Italia stremata dall’ignoranza di una classe dirigente convinta che una bella fronte spaziosa basti a conferire il diritto di fare il bello e il cattivo tempo, proprio in quel patrimonio culturale diffuso da lui trascurato, proprio nella provincia solo apparentemente più anonima perché sprovvista di immediato appeal turistico degno dei peggiori stereotipi da istituto alberghiero stia invece, non meno che nelle solite emergenze monumentali, la principale risorsa del paese anche in termini economici (visto che con le ragioni della cultura non si batte chiodo). A condizione di gestire correttamente questo patrimonio, e quindi esserne quantomeno vagamente al corrente. Santa Maria di Campagna, San Sisto, San Sepolcro, Alessio Tramello, le architetture farnesiane (tra gli altri) ringraziano doloranti.

Joker pigliatutto

Alla chetichella come i ladri, come sono abituati a fare, si sono presi anche i vertici dei servizi segreti. In spregio ai più basilari precetti democratici della logica della concertazione predicata male, che so, in materia di infrastrutture e opere pubbliche, e praticata peggio, da un capo all’altro dell’azione di malgoverno. Ne riparliamo alla prossima cricca di reporter pronti al piagnisteo di fronte agli amati carnefici: nel frattempo, i risparmi drenati agli italiani consentiranno di costituire un buon capitale di competenze. Quando i ministri non trovano di meglio che fare la guest star in prima serata con toni saccenti che trovano terreno facile di fronte a saltimbanchi inginocchiati prestati al giornalismo, il gioco dell’asso (sarebbe meglio dire joker) pigliatutto è ormai collaudato e il cerchio si chiude. Tra buffoni ci si intende.

Madison Square Garden live e intervista nipponica

Durante ogni tour mondiale, le date dedicate al pubblico dell’estremo Oriente, e giapponese in particolare, hanno sempre assunto per EC un significato particolare. Ciò è dovuto sia al calore che da quelle parti gli è sempre stato tributato - calore che ha tra l’altro prodotto uno sviluppo a sé stante del mercato discografico locale, sempre pronto a sfornare straordinarie ‘chicche’ difficilmente accessibili agli appassionati occidentali - sia ad una predilezione personale del musicista per la cultura e il popolo del Sol Levante, che lo ha portato a sviluppare con i fan di quel paese un rapporto quasi privilegiato. Sono purtroppo lontani i tempi dell’amicizia con Gianni Versace prima e Giorgio Armani poi, in cui, a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, Clapton non si sarebbe perso un evento mondano milanese per nulla al mondo… Eric ha comunque da sempre dichiarato il proprio apprezzamento per l’attenzione e il rispetto dimostrati dal pubblico giapponese durante i suoi concerti, aspetto che lo ha portato a registrare alcuni live memorabili (come il doppio Just One Night del 1980) negli impianti avveniristici e nei teatri di quel paese, dando vita a performance dagli standard particolarmente elevati. Ammesso, beninteso, che per Clapton sia possibile parlare di standard e sfumature qualitative…
Continua a leggere ‘Madison Square Garden live e intervista nipponica’

TRTE, ovvero il Vento e il Leone

J.J. Cale ha sempre aleggiato nella musica di Eric Slowhand Clapton come un sospiro discreto e costante nel mix di ispirazioni del musicista di Ripley, fino a The Road to Escondido, lavoro dal profumo artigianale appena uscito che ha il sapore di una serata tra amici di lunga data, passata tra ricordi osceni e whisky stagionato. La presenza del vecchio asceta di Tulsa esalta la chitarra di Clapton attraversando ogni brano dell’album con una musicalità discreta dalla vena maliziosa e malinconica, come tipico del suo stile deliziosamente indolente. Rock, blues, folk e country sono sapientemente miscelati in un cocktail musicale di rare spontaneità ed eleganza grazie ad un arrangiamento equilibrato che non toglie spazio ai soliti riff incontenibili in pezzi dal respiro quasi epico, come Ride The River, Don’t Cry Sister e soprattutto Anyway The Wind Blows, con sonorità mature e intenzionalmente stringate arricchite dai caldi fraseggi "scivolati" e dagli assoli laceranti che solo la chitarra di Eric sa regalare. Ma da tempo, dopo aver deciso di rinunciare ai servigi dello storico amico-manager Roger Forrester che tanta parte aveva avuto nel suo recupero da anni di abusi, Clapton ha intrapreso una vena più intimistica e spontanea che lo ha anche portato a registrare i propri album in studio provando il meno possibile e senza sovraincisioni, grazie ad un team musicale affiatato e all’esperienza pluridecennale e pressoché quotidiana di esibizioni dal vivo sui palchi di tutto il mondo. Svolta che ha coinciso in parte con le vicende personali dell’artista, finalmente approdato al nuovo matrimonio e alle gioie di una paternità in gran parte negatagli in passato da tragiche vicissitudini familiari e sentimentali. Tutto questo aveva trovato espressione per un verso nella riscoperta delle radici blues con due album interamente dedicati alla figura quasi mitica del maestro Robert Johnson, ma anche nel precedente album Back home. In The Road to Escondido, Clapton non trascura questa vena introspettiva tipicamente bluesy che già era stata alla base di capolavori come Tears in Heaven, dedicata al piccolo Conor Loren (scomparso nel 1991), lasciando ora spazio a perle come Hard to thrill, Who am I telling you e alla tenera Three little girls, dedicata alle piccole Ella Mae, Julie Rose e Sophie Belle. Un disco che migliora con l’ascolto e con il tempo, come le grandi opere e il buon vino.
[ Il video della registrazione ] Continua a leggere ‘TRTE, ovvero il Vento e il Leone’

Ah, the simple pleasures in life

…invece di stelle si accendono parole…
(Umberto Saba)

Esiste uno stretto legame tra linguaggio pubblicitario e restauro. Entrambi tendono a sostituire alla realtà nuda e cruda, complessa e articolata, spesso sgradevole e per niente consolatoria, un "ideale" di realtà, un desiderio, un sogno credibile solo a patto di chiudere uno o anche tutti e due gli occhi. La vita felice, al di fuori del tempo, dove nulla turba il regolare e tranquillo svolgersi delle giornate, che vediamo nelle pubblicità, ha il suo corrispettivo nelle perfette ricostruzioni (più o meno filologicamente corrette) di castelli, chiese, borghi e conventi, operate dai restauratori negli ultimi due secoli.

Questa sorta di parentela, queste affinità elettive sono appurate. La pubblicità e il restauro si sono riconosciuti vicendevolmente e intraprendono un percorso che li porta sempre più spesso ad affiancarsi e incrociarsi. Perché la loro è una battaglia comune che lascia sul campo tutto ciò che non è conforme alle regole del buon gusto e del decoro: che si tratti di rughe o di macchie, di crepe o di licheni. Insieme costruiscono mattone su mattone, fotogramma su fotogramma, un universo parallelo dove il sole è sempre splendente, il cielo sempre blu, e non si invecchia mai; dove lo scorrere del tempo è da fermare e la vita moderna è da abolire o addomesticare.

Sono ormai storici gli spot dell’Ariston diretti da Wim Wenders. Lo spot della lavabiancheria mostra un imponente affresco "tiepolesco" ingrigito e sbiadito dal tempo, i cui personaggi scendono dalla parete, si liberano dai vecchi drappi, li mettono in lavatrice e li rindossano più smaglianti e colorati che mai. Nell’inquadratura finale si rivede l’affresco con tutti i personaggi tornati alloro posto puliti e coloratissimi; come nuovi. Il medesimo criterio si ritrova nello spot della lavastoviglie dove i personaggi, invece che dall’affresco, scendono da un’antica maiolica; si spogliano, si lavano, si rivestono e tornano a nuovo. La metafora è chiara e l’associazione assolutamente calzante: lo stesso consenso lo troviamo infatti di fronte al "lavaggio" della Cappella Sistina e dell’Ultima Cena. Continua a leggere ‘Ah, the simple pleasures in life’

Piccone risanatore/2

Sembrerebbe profilarsi un trend. Inquietante.

Ahia

[youtube width=”300″ height=”248″]SCs66aqCVMQ&eurl=[/youtube]

FEEDarsi è bene…/2

C’è persino una petizione on line per chiedere l’abolizione dei feed contenenti un estratto del post anziché il testo completo. Che è poi anche causa degna di considerazione, altrimenti a che servirebbe usarli? La distinzione non sembra essere di lana caprina se sta creando qualche problema persino a Technorati, che indicizza i blog in base alla tecnologia Atom, ritenendo la RSS una mezza sòla. Questo perché la seconda, dicono, non reca con sé l’informazione riguardante il fatto che un elemento del feed sia riportato interamente o meno. E poiché RSS è il formato preferito dal diffuso FeedBurner, pare che i due pezzi grossi della blogosfera stiano lavorando a un compromesso.
Firma la petizione | Leggi la prima parte

Uomini col Torsello

Maggioranze parlamentari

Sono state uccise due delle donne palestinesi che avevano risposto all’appello radiofonico di Hamas di fare da scudi umani davanti a una moschea di Beit Hanun, a nord della Striscia di Gaza. Il luogo di culto è assediato dalle truppe israeliane che vogliono stanare i guerriglieri che vi si sono rifugiati per sfuggire a un’operazione militare per stroncare il lancio di razzi su Israele. I feriti sono una quindicina. [ leggi –> Corriere.it ]

Pensione Iris

Secondo il Financial Times, che ha stilato una classifica dei 12 ministri dell’Economia di area Euro assegnando da una a tre stelle, noi abbiamo il peggiore. Tutto solo, col peggior piazzamento.

I dolcetti di Saddam

Durante un’udienza del processo a Saddam Hussein attualmente in corso a Baghdad, un predicatore musulmano ha recentemente testimoniato ricordando l’attacco chimico aereo sferrato ai danni della popolazione curda irachena del proprio villaggio, nell’ambito della campagnia di "pulizia etnica" che portò tra il 1987 e l’88 allo sterminio di oltre 100.000 curdi, nota come "operazione Anfal". I gas erano annunciati da un intenso odore di mele marce, e alla fine dell’attacco aereo i soccorritori contarono i cadaveri di molti bambini con i tipici dolcetti della tradizione locale, simili a lecca-lecca, ancora in mano. Erano stati fatti distribuire loro dallo stesso Saddam per festeggiare la ricorrenza dell’Eid, che celebra la fine del Ramadan.