Maria Luisa comincia presto, finisce presto

Forse non è nemmeno del tutto colpa sua, visto che anni fa non esitò a cedere la linea in diretta a una surreale quanto memorabile "sala regìa" in Vaticano per un Bruno Vespa sbigottito ma forse non troppo stupito. Ma quando si ha a che fare con l’informazione pubblica le parole vanno soppesate con cura, e certe cose dovrebbero saperle persino al Tg1 di questa Rai sempre più ignorante e rossa, ma già incapace di arrossire.

La chiamano "la cura Riotta", nella speranza che davvero basti un direttore con la messa in piega e un look and feel da fratello minore infelice del Veltroni più kennediano che si possa immaginare, per ammantare di credibilità una testata abbondantemente svenduta in fretta e furia alla logica dello spoilsystem. Come del resto le massime istituzioni civili e politiche di questo paese già tempestivamente saccheggiate dalla piovra del "progressismo" di stato, l’indomani di una vittoria elettorale grottesca quanto i suoi protagonisti. Senza più ritegno. Tanto meno quando l’amazzone della notizia, giovedì sera, è salita in cattedra (a proposito: era meglio che rimanesse seduta) e ci ha presi, per così dire, per mano nel suo delirio giustizial-postfemminista degno della peggior imitazione di Sofia Loren ne La ciociara.

Sembra ieri, quando le forze migliori della cultura radical-progressista si schieravano al fianco dell’imputato, soprattutto se ultimo tra gli ultimi, in nome della più ferrea cultura garantista, fosse anche per non lasciar correre nemmeno una multa per divieto di sosta. E se davvero l’americana fosse una mitomane? Se la presunzione di innocenza fino alla sentenza di colpevolezza fosse uno dei cardini di quello Stato di diritto cui le sinistre sentono di dover attingere a corrente alternata, a seconda del loro tornaconto del momento e spesso a prescindere dall’accettazione (più spesso dalla conoscenza) dei suoi presupposti storici e filosofici?

E se viceversa il cittadino del Mali accusato di stupro fosse effettivamente colpevole, ma in un telegiornale non esistessero abbastanza ragioni per interpretare la notizia all’insegna di giudizi ed esternazioni personali da pasionari della performance che suggeriscono una tradita vocazione da avanspettacolo, e soprattutto a prescindere dall’effettivo orrore provato soggettivamente per il reato contestato? Da quando è consentito ai giornalisti di aspirare a una credibilità ergendosi a paladini della morale, o peggio assumendo atteggiamenti e toni moralistici nel riferire un fatto di cronaca? Da quando, anziché ai politici di professione, è richiesto ai conduttori di notiziari di sollecitare il dibattito parlamentare rivolgendosi direttamente a un ministro per chiedere provvedimenti di emergenza? Dalle parti del Tg1, tra sospiri di political correctness sopravvissuta a se stessa e pietosi piagnistei di quotarosismo frustrato, il dubbio è da tempo merce rara.
Weekend OpenTrackback @ The Right Nation

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2 commenti a “Maria Luisa comincia presto, finisce presto”


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