Il terrore in burqa, versione British

Come è possibile pensare di riuscire a ragionare seriamente di terrorismo islamico e rapporti tra Islam e società occidentali fino a quando si addurrano argomenti simili a quelli usati da Shahid Malik, parlamentare del Labour britannico, per relativizzare il rischio di altri casi simili, dopo che Scotland Yard ha arrestato un terrorista che aveva nascosto la propria identità indossando un burqa?

If this is true, then it is the first case of its kind in Britain and an isolated incident. We must not get hysterical about it. There have been many hundreds of cases where robberies have been committed by men wearing women’s stockings on their heads — but no one is talking about banning stockings

Traduco: "Se è vero, è il primo caso del genere in Gran Bretagna e un incidente isolato. Non dobbiamo diventare isterici al riguardo. Ci sono state molte centinaia di casi di rapine commesse da uomini che portavano calze da donna sulla testa - ma nessuno parla della necessità di abolire le calze da donna". Gianni e Pinotto sono morti da un pezzo (almeno credo), purtroppo resta poco da ridere.

Parole che valgono appena la pena di sceglierle come esempio di un atteggiamento tanto più irritante quanto più orientato alla banalizzazione. Perché, consapevolmente o no, non tiene conto della tragedia delle situazioni specifiche e dei contesti reciproci, all’insegna di un assolutezza che presume di poter annacquare il senso critico di chi è costretto a subirlo. Ma che tradisce una desolante assenza in chi ha la sfacciataggine di assumerlo e mantenerlo. Atteggiamento tuttavia molto diffuso e grave, non solo perché manca di rispetto all’intelligenza dell’interlocutore, ma perché tocca un nervo scoperto della coscienza dell’uomo contemporaneo, ovvero la sfera di una convivenza che da certe parti politiche e della mente spesso si finisce per ostacolare ostinatamente con le azioni e le parole, in misura solo proporzionale all’enfasi con cui ci si affanna ad auspicarla.

Questo arresto segue di pochi giorni un altro episodio piuttosto indicativo dello scarso desiderio di integrazione della comunità islamica, ovvero il rifiuto di un poliziotto londinese, di fede musulmana, di montare la guardia in prossimità dell’ambasciata israeliana a Londra. Motivo, il conflitto di coscienza con le ragioni dell’aggressione al Libano. A proposito di scontri di civiltà. Ma l’arresto del terrorista in burqa segue di pochi giorni anche la reazione polemica alle dichiarazioni in cui Jack Straw, ex ministro degli esteri e Leader laburista alla Camera dei Comuni, aveva sostenuto che l’uso del velo da parte delle donne islamiche del Regno Unito potesse suscitare "paura e risentimento". Dalle quali si può persino dissentire, a prescindere dall’appartenenza politica. Ma il cui pieno significato - come sempre - dipende dal contesto esatto, ovvero dallo spirito con le quali sono state pronunciate ma - come sempre - non interpretate. Perché l’unica cosa che conta è estrapolare e assolutizzare, per essere sicuri di poter strumentalizzare.

Nell’articolo su Timesonline non è specificato se il terrorista arrestato fosse di cultura islamica, ma fa poca differenza. Anzi, non ne fa affatto. Il punto è che esiste il rischio che qualcun altro possa rimanere impunito dopo aver commesso un crimine, di qualunque tipo esso sia, servendosi di manifestazioni esteriori di una determinata appartenenza culturale o identità religiosa, qualunque esse siano. Ed esiste il rischio, molto più serio, che se ne serva qualcuno che è intenzionato a farsi saltare in aria in pizzeria o in metropolitana.

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