Soldati di Ventura

Come spettatore piuttosto regolare della trasmissione "Quelli che il calcio" e in quanto contribuente del servizio televisivo pubblico nazionale, personalmente avverto un sentimento misto di rabbia e di vergogna per la squallida performance offerta questo pomeriggio dallo staff della trasmissione al cospetto dell’ospite -diciamo così- d’onore Luciano Moggi, per aver evitato accuratamente di farsi portavoce del comune e verosimilmente prevalente sentimento nazionale di sdegno nei suoi confronti in quanto gravemente coinvolto nella rovina del calcio italiano. Cosa che la conduttrice Simona Ventura e i suoi collaboratori hanno fatto prendendo amorevolmente le parti di Sua Fraudolenza, o almeno evitando di discutere il suo caso durante la diretta con un minimo di serietà, ovvero con la vis polemica o almeno lo spirito critico che esso richiedeva. Tenuto conto anche dello stipendio miliardario percepito prevalentemente per esibirsi in frasi preconfezionate dagli autori, visto che non perde occasione per ostentare la propria conoscenza del calcio italiano e quand’anche chiaramente poco propensa, per usare un eufemismo, a sostenere un contraddittorio con Big Luciano, la Ventura avrebbe potuto quantomeno degnarsi di difendere la professionalità dell’unico tra i giornalisti presenti in studio dimostratosi all’altezza della sua qualifica e della situazione, cioè Andrea Vianello, chiedendo a Moggi di scegliere se togliere il disturbo piuttosto che portargli rispetto e rispondere alle sue più che pertinenti domande, anziché esibirsi in una penosa genuflessione morale. Un vero e proprio atteggiamento da suddita pronta a prostrarsi idealmente a tappetino innanzi al "carisma" (leggi: arroganza) dell’"Ospite", che dopo un battibecco iniziale non ha esitato a negare platealmente la propria parola ed attenzione al giornalista e a mancargli decisamente di rispetto, usando espressioni di dubbio gusto.

La conduttrice non era nuova a simili atteggiamenti e ha confermato per l’ennesima volta di avere maggiormente a cuore l’amicizia dei propri special guest presumibilmente pagati profumatamente dall’azienda ma non per questo necessariamente prestigiosi, piuttosto che la dignità di quelli "regolari" e solitamente meno noti al grande pubblico. Ma si sa, il potere può essere dorato e (soprattutto in questo ambiente) spendibile anche quando passa, e le simpatie politiche del gruppo dirigente del mondo dello showbiz italiano valgono soltanto come più che formale passaporto d’ingresso che come coerente pratica di vita e criterio ispiratore delle azioni… Ancora una volta, chi, come i conduttori della trasmissione, non ha lesinato esternazioni di fede "progressista" si guarda bene dall’evitare di adottare comportamenti lesivi della dignità del prossimo e dell’accertamento di una verità cara solo in funzione del proprio limitato tornaconto.

Ciononostante, come discreto estimatore del talento comico di Gene Gnocchi, non mi resta che augurarmi che possa orientarsi per il futuro a scegliere uno staff più democratico, qualificato e all’altezza delle sue doti artistiche, e che Simona Ventura si decida a scegliere definitivamente tra i ruoli di showgirl e commentatrice sportiva, assumendosi tutte le responsabilità e gli oneri anche deontologici del caso. Non pare priva di rilevanza, al riguardo, l’indicazione dell’alternativa più onesta e meno dannosa per tutti dell’apertura di una merceria, magari in quel della sua Chivasso.

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4 commenti a “Soldati di Ventura”


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