E per dessert, Mousse di CNR con Cognettibìs

Il rapporto tra classe dirigente e intellettuali, si sa, è sempre cruciale per la vita di un paese. E ancora di più lo è, per il suo sviluppo, la politica culturale dei governi in carica per l’avanzamento dei settori della ricerca e della scienza. E così, dopo aver sparato a zero sulla gestione del governo di centro-destra in materia di riforma universitaria e dopo essersi esibita nella più sfacciata pratica lottizzativa in relazione ai casi Cognetti e Rai, per tacere della goffa occupazione antidemocratica delle maggiori cariche politico-istituzionali dello stato, la sinistra maggioranza offre un nuovo spettacolo di svendita delle più prestigiose istituzioni scientifiche e culturali del paese alla logica dello spoil-system. Che se può essere ammessa, sia pure a malincuore, in altri settori pubblici meno sensibili, ammesso che ce ne siano per l’interesse nazionale, allo stesso tempo e in qualche misura come presupposto e necessario (?) effetto collaterale dell’alternanza, diventa semplicemente umiliante, innanzitutto per chi se ne fa carico, quando appunto coinvolge nel furore epurativo le donne e gli uomini attivi nelle società ed enti pubblici di settori quali università, ricerca, scienza, sanità, per non parlare di beni culturali e istruzione. Perché sono questi gli spazi culturali la cui salvaguardia rappresenta il terreno su cui si gioca l’autentico avanzamento di una nazione civile, tra difesa del patrimonio ereditato dal passato, cioè della propria identità, e legittima apertura alle istanze riformiste e di sviluppo più ricche di senso. Dopo le squallide performance offerte da Sinistralia nelle malefatte romane (ma nazionali) legate agli avvicendamenti di poltrone al Regina Elena e in viale Mazzini, è quindi la volta nientepopodimenoché del glorioso CNR.

Ma questa volta al danno si aggiunge la beffa dell’ipocrisia, perché così il Ministro dell’Università, il ds Fabio Mussi, certificava l’altro ieri nel corso della web-intervista con i lettori a cura di Repubblica.it:

"Bisogna rilanciare gli enti di ricerca e fare presto. Il governo chiederà ai responsabili (quelli in carica e quelli nuovi che verranno, alcuni presto) di condividere una missione, non una tessera di partito o un voto nell’urna. Lo spoil system politico nel campo della scienza e della ricerca è figlio della miseria culturale".

Infatti, tramite il disegno apparentemente immacolato orientato alla solerte pratica dello "spacchettamento" dei singoli istituti accorpati al CNR, il ministro intende far passare per "restituzione dell’autonomia scientifica" quella che è in realtà una molto meno nobile esigenza, malamente camuffata con il miraggio di aumentare il numero delle posizioni di ricerca, di redistribuire le ambite funzioni dirigenziali a disposizione negli enti tra le innumerevoli fazioni di una coalizione contraddittoriamente solo nominale, sempre pronta ad avventarsi sull’osso succulento del potere come una muta di famelici cani randagi. Altro che soddisfare istanze di autonomia e sviluppo di un settore in perenne crisi di risorse umane e finanziarie. Per chiarire meglio la situazione nella sua gravità, riporto quasi per intero un relativo articolo chiarificatore da ilGiornale.it, da cui emerge significativamente anche la posizione degli stessi scienziati del Centro mortificati dall’ennesima prospettiva di spartizione della torta.

Ma proprio sul Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) il ministro Mussi e i suoi alleati dell’Unione hanno incontrato difficoltà inattese, sia per la netta opposizione del centrodestra che per le solite divisioni interne alla coalizione.

Occupazione. L’obiettivo principale è la sostituzione dell’attuale presidente Andrea Pistella. Il primo tentativo è fallito con la bocciatura dell’emendamento al decreto sullo spacchettamento dei ministeri (presentato dal ministro Chiti) volto ad azzerare i vertici di tutti gli enti di ricerca. Anche il secondo assalto potrebbe non andare a buon fine. Alla fine di luglio il Consiglio dei ministri ha proposto Pistella come commissario per l’Autorità Energia. Per ratificare la designazione è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi nelle commissioni Attività produttive di Camera e Senato. Un consenso bipartisan è altamente improbabile considerato che il centrodestra non appare intenzionato a fare buon viso a cattivo gioco.

Resistenza. Le manovre per la sostituzione di Pistella non hanno lasciato indifferenti gli addetti ai lavori. Lunedì scorso tutti gli undici direttori di dipartimento del Cnr hanno inviato una e-mail ai dipendenti del Consiglio chiedendo di sottoscrivere un appello per archiviare la fase di instabilità applicando pienamente la riforma Moratti e coinvolgendo maggiormente il personale scientifico nella vita dell’ente. I numeri, d’altronde, danno ragione alle politiche attuate dalla Casa delle libertà nella precedente legislatura. La nuova gestione del Cnr ha realizzato 250 milioni di nuovi contratti: linfa vitale per un’istituzione in difficoltà finanziarie nel recente passato e che svolge una funzione di volano per l’intero mondo della ricerca italiana. Insomma, se Pistella ha commesso qualche torto, non lo ha fatto dal punto di vista della gestione economica.

Risvolti politici. La sostituzione di Pistella spianerebbe la strada a nomine di area diessina e comunque di sinistra come il ritorno dell’ex presidente Lucio Bianco o la promozione del fisico Carlo Bernardini. Ovviamente la Margherita non è indifferente alla vicenda considerato che l’attuale presidente è stato inserito nei ranghi del Cnr dall’ex ministro Zecchino. Dopo essere stati esclusi da importanti valzer di poltrone, è difficile immaginare che i Dl possano dare un tranquillo via libera. Senza contare che anche i «cespugli» dell’Unione pretendono qualche posto anche in ambito scientifico. Su questo ieri Mussi è stato profetico. «Sono stati effettivamente accorpati al Cnr e non si sa bene perché - ha detto - istituti come l’Inoa (Istituto nazionale di ottica applicata) e l’Infm (fisica della materia) che hanno visto come risultato la diminuzione dei ricercatori. Sarà loro restituita autonomia».

Si intravede un nuovo spacchettamento per accontentare tutti. Prima, però, è necessario sostituire Pistella (anche se come in Rai il cda resterebbe in maggioranza di centrodestra) e la Cdl promette battaglia. «Fino a quando - spiega al Giornale il senatore di An Giuseppe Valditara - non ci saranno garanzie che non si ripeterà un nuovo caso Cognetti non daremo il nostro consenso né credo lo faranno Forza Italia e Udc. Questo modo di concepire la ricerca in senso politico è diverso dal nostro». Mussi, per ora, dovrà attendere.

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