Ossequi alla Siniora

Leggere i giornali in questi giorni è uno spasso. C’è gente che pensa davvero che si possa governare un paese infilandosi fiori tra i capelli e facendo girotondi avvolti in bandiere arcobaleno attorno ad un falò (a proposito di Ferragosto). La realtà invece è fatta di tragedie, tensioni, morti, minuti contati. Non c’è spazio per le fantasiose custodie di occhiali vezzosamente ostentate e l’intercalare ossessivo, diciamo. La posizione delle sinistre italiane (non ce l’ho con Wanna Marchi e figlia) è un trionfo di equilibrismi e contraddizioni. Levantinismi, data la situazione. Loro sono contro la guerra, per la pace… Infatti avallano una "forza di interposizione" tra Israele e Libano che non sembra esattamente destinata a distribuire palloncini colorati al confine tra i due paesi. Lo ha detto l’ONU, d’altra parte. Quella vera, mica quella farlocca. Lo ripetono loro, che tengono a evitare qualunque spargimento di sangue: infatti manderebbero Polizia e Carabinieri a combattere il crimine tramite offerte di noccioline e scatole di cioccolatini agli incroci. "Mani in alto, nel nome della Nestlé!". Custodie vuote di biro con pallina di carta a mo’ di cerbottana per i più facinorosi. Perché "quando si ha un’arma si finisce per usarla", e "qui non siamo nel farwest" (rigorosamente minuscolo e tuttoattaccato, se no fa troppo occidentale e Cossutta s’incazza). Ma tanto la proprietà privata è un’opinione, salvo quando non è loro. Già che ci siamo, potremmo mandare i nostri in Medioriente disarmati: "scusi, signor Hezbollah, mi consegnerebbe il suo AK-47? Me lo ha detto il signor Diliberto, che è culo-e-camicia con il suo capo".

Tra parentesi, sembra che le tenerezze con le milizie terroriste che hanno scatenato la guerra contro Israele siano, ormai con la benedizione del Tg1, un vizietto del nostro Governo, visti i commensali con cui il vicepremier D’Alema si è intrattenuto a colazione durante la visita a Beirut, dichiarando: "E’ stato molto interessante per noi, e un grande onore". Chissà se avranno anche fatto il ruttino insieme, lui e i rappresentanti parlamentari del "partito di Dio", i cui guerriglieri non hanno avuto problemi a farsi scudo di case, scuole, chiese, moschee, ospedali e ambulanze. Ah, ma adesso pare che a lorsignori non stia più bene che alle "forze di interposizione" sia chiesto di far rispettare la pace. Perché, sostengono, disarmare il "partito di Dio" rappresenta una "delegittimazione dello stato libanese". Si sono ricordati adesso, cioè, che esiste un’idea di Stato. Ma non farà troppo Occidente cristiano? Non fia mai. Il disarmo dovrebbe cioè farlo quello stesso governo libanese che fino all’altro ieri a Hezbollah lustrava le scarpe, e al leader Nasrallah del movimento "religioso" avrebbe eretto monumenti equestri ad ogni slargo cittadino (pardon: di caravanserraglio). Molto suggestivo.

Non solo: il governo libanese la legittimità l’ha persa da tempo, al più tardi non solo per non aver preso le distanze quando avrebbe dovuto dall’iniziativa di terroristi assassini contro uno Stato sovrano, ma anzi per averla dichiaratamente sostenuta fin dall’inizio. E senza ambiguità: spesso con dichiarazioni di aperta simpatia, non solo da parte del governo. Insomma, chiedi al gatto di vegliare i pesci. E poi le regole di ingaggio. Ricapitolando: la sinistra italiana (ancora, absit iniuria verbis) è contro la guerra, ergo bisogna inviar militari in Libano. Un trionfo di consequenzialità logica, non c’è che dire. Fino a due mesi fa non si perdeva occasione per criticare le-guerre-che-provocano-solo-bare eventualmente avvolte in tricolori platealmente soggetti ad imposizione delle mani da parte di re taumaturghi, ma adesso si srotolano tappeti rossi fino alla Galilea per truppe destinate a riempire tonnellate di scartoffie da inviare al Palazzo di Vetro prima di ricevere udienza presso l’armiere della propria base, ed eventualmente solo per dare una sbirciatina al catalogo dell’arsenale, per ordinazioni estemporanee da inviare alla Coop più vicina con piccioni viaggiatori rigorosamente palestinesi, mentre il Katiuscia è già nella fase calante della parabola. Buon Ferragosto a tutti, ce n’è un gran bisogno.

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2 commenti a “Ossequi alla Siniora”


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