Appia, la solitudine del Sovrintendente

Il tavolo pieno di cartelline con richieste di condono. E di foto. Una mostra una bella piscina, in un’area adiacente alla Villa dei Quintili, tra Appia Nuova e l’Appia Antica. Se ne chiede il condono, peccato che non solo sia dentro il Parco dell’Appia ma addirittura sopra il Circo dei Quintili. La task force capitanata da Rita Paris, la funzionaria della sovrintendenza archeologica a cui compete l’Appia, cerca di trattenere questo nuovo assalto, centinaia e centinaia di richieste di regolarizzare ciò che non può essere regolarizzato. Livia Gianimichele, Aldo Cellini, Antonella Rotondi e Rita Paris cercano di trattenere l’arrembaggio che riporta al clima da anni ‘50. Intanto basta già la semplice richiesta di condono: l’abuso è di fatto al riparo dalle ruspe. In più, non tutte le richieste approdano in sovrintendenza. Una parte si ferma nell’ufficio comunale dei condoni, che intanto incassa soldi, quelli previsti dai provvedimenti di regolarizzazione. Richieste spesso imbarazzanti.

In via Appia Pignatelli, al 5, ecco tre villini costruiti in mezzo ai monumenti funerari sorti sopra le catacombe di Pretestato, monumenti già noti a Pirro Ligorio che li ritrasse nel ‘600. Piccole volte, colonne, basamenti vari ridotti ad arredo delle ville, come fossero parte naturale di quei giardini. E che ora i proprietari vorrebbero «sanare». Ovvio il parere negativo della sovrintendenza. Ma dopo cosa succede? Se lo chiedono in soprintendenza, che spesso nelle conferenze di servizio, ripetono ai funzionari capitolini: «A cosa vi riferite per i condoni dal momento che tutto il territorio dell’Appia è medificabile?». «Ci sentiamo molto soli - spiega Rita Paris -. Il fenomeno è gravissimo, per numero di abusi e scempio del territorio. E dell’entità e gravità del problema ne siamo a conoscenza solo noi…». [Corriere della Sera Roma]

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3 commenti a “Appia, la solitudine del Sovrintendente”


  1. Gravatar Icon 1 emiliano

    Premetto la mia assoluta fede nella conservazione dei patrimoni culturali, e che altresì non ne possego alcuno, ma mi chiedo se oggi 2007 in Italia è considerato un abuso aprire finestre in un monumento? Aprire altre finestre eliminando parti di pareti, costruire muri interni ed eliminarne altri su un monumento del medioevo? Se si cosa rischia teoricamente chi lo esegue?
    Non conservare dignitosamente il bene, mantenendolo con una copertura (tetto fatiscente) non è considerabile un incuria grave?
    . Lancio l’appello per avere una consulenza.

  2. Gravatar Icon 2 Slowfinger

    Emiliano, si rischia innanzitutto l’accusa di barbarie, senza la quale non c’è addebito penale o civile che tenga. Il problema della mancata o cattiva conservazione dei monumenti che sollevi andrebbe poi esteso al patrimonio costruito diffuso, all’edilizia che di quei monumenti costituisce il contesto unico e irripetibile. Mai dimenticare che la manutenzione puntuale e continua è il primo presupposto della conservazione del patrimonio culturale. Meglio riparare una copertura per tempo prima dell’irreparabile ruderizzazione che rifarla in toto troppo tardi in modo indifferente all’autenticità materiale stratificata nel tempo dall’uso e dagli stili. E ancora, non si contano i casi di gioielli architettonici di proprietà privata per i quali i criteri di una corretta tutela sono spesso purtroppo un’opinione.

  1. 1 L’immaginazione in cantina at Quid Tum?

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