Dalla parte degli animali, senza frontiere

La guerra attualmente in corso in Medio Oriente tra Hezbollah ed Israele, con i pesanti attacchi missilistici portati sul  territorio degli stati ebraico e libanese, pone come sempre in questi casi anche un problema umanitario che riguarda non solo le troppe vittime soprattutto civili coinvolte nelle carneficine in corso, ma anche la necessità di un sostegno alle popolazioni locali e dell’evacuazione dei cittadini di altre nazionalità, per lo più francesi, statunitensi, britannici e canadesi (gli Italiani sono stati tra i primi a partire), presenti soprattutto in Libano. Molti di questi hanno animali domestici al seguito, non ugualmente tutelati.

Mentre il governo francese avrebbe infatti provveduto a garantire anche il loro rientro, le legislazioni degli altri stati prevedono in tali casi protocolli di soccorso mirati alla salvaguardia esclusiva della persona che causano di fatto l’abbandono in loco degli eventuali animali domestici presenti al seguito, con altrettanti drammi personali che prevedibilmente si aggiungono alla tragedia della situazione generale di morte, distruzione e instabilità. I più deboli, cioè in questo caso gli animali, hanno ovviamente la peggio. Come avvenuto anche la scorsa estate l’indomani dell’uragano Katrina nei territori della Louisiana, non mancano in simili situazioni i casi di individui giustamente indifferenti ai divieti e disposti a condividere con il loro cane o gatto un assurdo destino di abbandono e quindi di morte per fame o stenti nei luoghi colpiti dal disastro. Numerose sono le organizzazioni animaliste che nel mondo si sono mobilitate per fronteggiare questa situazione. Grazie soprattutto all’impegno di HSUS, negli Stati Uniti è attualmente in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei Rappresentanti, il PETS Act (Pets Evacuation and Transportation Standards Act), che mira appunto alla apparentemente ovvia estensione del soccorso immediato anche agli animali di pertinenza delle persone colpite da eventi calamitosi.

In Libano è attualmente attiva, grazie anche ai finanziamenti di Human Society International (HSI), divisione di HSUS, l’associazione BETA (Beirut for the Ethical Treatment of Animals), cha ha finora garantito la sopravvivenza di molti animali domestici abbandonati per strada e terrorizzati dai missili che bersagliano gli edifici e le infrastrutture, rispondendo alle richieste di soccorso di decine di proprietari angosciati per i loro destini. Il personale sta in questi giorni sfidando letteralmente la sorte schivando le esplosioni per raccogliere e accudire gli animali, trasferendo i rifugi in una fattoria in zona sicura ad est della capitale, in cui si è provveduto ad accumulare provviste e medicine sufficienti per un mese. Il pericolo di rimanere sotto le macerie in una zona bersaglio di missili non ha impedito a due volontari, lo scorso 25 luglio, di iniziare le operazioni di sgombero dello zoo situato nella periferia sud della capitale libanese, in cui erano imprigionati diversi esemplari tra primati, rettili e quadrupedi vari. Lodevole anche l’opera offerta a cani e gatti randagi di Beirut sotto la minaccia costante degli attacchi. Tramite il sito di BETA è possibile offrire supporto e donazioni.

Anche nel nord di Israele sono numerosi gli animali abbandonati, feriti e randagi costretti a trovare un nuovo rifugio dopo la fuga dei proprietari verso le zone del centro e del sud o all’interno dei rifugi anti-bomba. Qui le associazioni animaliste sono più numerose grazie anche alla situazione solo relativamente più tranquilla: Concern for Helping Animals in Israel/Hakol Chai, Tenu L’Haiot L’Hiot (Lasciate vivere gli animali) e la Israel Cat Lover’s Society si sono mobilitate per offrire acqua, cibo e rifugio a cani e gatti abbandonati in città del nord come Haifa e Nahariya, per le strade e spesso nelle abitazioni, da padroni che speravano di poterli lasciare con una scorta sufficiente per qualche giorno e da cui ora arrivano decine di richieste disperate di intervento. All’associazione CHAI/Hakol Chai è giunta persino la richiesta di evacuare alcuni cavalli da una fattoria nel nord del paese, mentre HSI si sta mobilitando per sostenere finanziariamente le decine di piccole associazioni animaliste locali i cui volontari anche in Israele, come nella libanese BETA, sono rimasti nelle città evacuate dalla popolazione umana in fuga dalla guerra per assistere eroicamente gli animali abbandonati. Firma la petizione di OIPA Italia.

    

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4 commenti a “Dalla parte degli animali, senza frontiere”


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