Riprendo dall’ottimo Design|asides la segnalazione di uno straordinario concept per un iMac futuribile. L’autore è l’artista Adam Benton.
clicca per ingrandire
(Illustrazione © 2006 Adam Benton)
Il blog di Slowfinger
Riprendo dall’ottimo Design|asides la segnalazione di uno straordinario concept per un iMac futuribile. L’autore è l’artista Adam Benton.
clicca per ingrandire
(Illustrazione © 2006 Adam Benton)
Leggo che le facoltà scientifiche delle nostre università sono in crisi. Fisica, Chimica e Matematica in particolar modo fanno fatica a reclutare nuove leve per preparare la futura classe dirigente. Soluzione trovata: i magnifici rettori si lanciano in un ardito programma di marketing accademico che ha come provvedimenti di punta non solo il risarcimento di parte della retta annuale ma anche l’elargizione di prestigiosi benefit quali sostanziosi crediti per messaggini SMS, sconti sui biglietti del treno e altre simili amenità. Il Politecnico di Milano arriva allo strabiliante programma che vede fitti agevolati per gli studenti disposti a condividere un alloggio con un anziano. Misure dalle quali un aspirante universitario con le idee poco chiare sul proprio futuro (male: significa che non ha ricevuto un’educazione, cosa di cui non è ovviamente responsabile) dovrebbe trovare uno stimolo per studiare. I rettori abdicano così al proprio ruolo di amministratori della classe didattica d’élite del paese per trasformarsi in direttori vendite di una multinazionale della grande distribuzione organizzata. Come non avviene neanche in America, o forse avviene soltanto negli incubi dei pastori delle chiese avventiste del settimo giorno per racimolare nuovi "fedeli". Soltanto che mentre in America la cosa ha un senso dato il differente e sostanzialmente meritocratico contesto socio-economico e culturale, noi siamo in Italia e la cosa fa senso. Continua a leggere ‘Ladri di merendine’
Nel libro "L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello", il famoso neurologo e scrittore Oliver Sack
s descrive casi clinici clamorosi, come il paziente che aveva addirittura difficoltà a riconoscersi allo specchio quando si radeva e, pur sapendo che non poteva che trattarsi del suo volto riflesso, faceva boccacce per esserne sicuro. In uno studio con la risonanza magnetica funzionale, pubblicato l’estate scorsa sulla rivista Nature Neuroscience, ricercatori delle Università di Glasgow e di Toronto hanno individuato il sistema di riconoscimento dei volti in un’area del cervello, il giro fusiforme, dove è archiviato un modello standard di faccia con cui confrontiamo ogni volto nuovo, fino a costruire una sorta di biblioteca mentale che ci consente di riconoscere gli altri. Le facce orientali ci sembrano tutte uguali, proprio perché corrispondono poco a questo modello mentale.
Non sono (almeno/ancora) affetto da questo disturbo, ma conosco qualcuno che ne soffre. Senza saperlo. Finisce per assumere atteggiamenti tra l’incivile e il grottesco del tutto involontariamente, perché arriva a poter incontrare in ascensore un conoscente frequentato anche assiduamente senza degnarlo del minimo gesto. D’altra parte penso che nel meccanismo del riconoscimento delle persone l’osservazione dei lineamenti del viso entri in gioco soltanto in misura infinitesima, soprattutto se abbiamo la possibilità di vederle in movimento, per studiarne gli atteggiamenti e l’espressività generale. Insomma, trattasi di tipico processo che conferma la nostra natura olistica. Alla faccia degli specialismi e come ben sa qualunque buon medico, siamo cioè ben più delle singole parti che ci compongono. In linea di massima.
Mi soffermo ancora sul concetto di "Long Tail", che da qualche tempo imperversa come un autentico tòpos nell’immaginario degli osservatori del web nella sua evoluzione e nelle sue implicazioni socio-economiche e culturali. Definita in beve, l’espressione rappresenta la tendenza per cui, se il canale di accesso ad un repertorio di fonti è sufficientemente
ampio, l’insieme delle fonti cui si attinge meno frequentemente è quantitativamente nettamente superiore a quelle che godono di maggior popolarità. L’espressione, già esistente in statistica nella teoria della probabilità, è stata usata nel 2004 per la prima volta con riferimento al Web, e in particolare alla blogosfera e alle sue ricadute economiche, in un articolo del direttore del magazine online Wired Chris Anderson. Il "canale" sarebbe rappresentato quindi dal web, con i blog più autorevoli, tali cioè da poter vantare il maggior numero di link in entrata (secondo il noto criterio affermato da Technorati), a rappresentare le hit o "fonti" più popolari e frequentemente consultate, e la miriade di blog personali di individui o gruppi relativamente sconosciuti a costituire la "coda lunga" di un universo quantitativamente, nel suo insieme, molto più massiccio dei siti top-ranking. Non solo: minore è la popolarità dei siti e maggiore risulta il loro numero, con una proporzionalità inversa tra numero e popolarità, e quest’ultima tendente a zero per un numero di blog che tende all’infinito. Continua a leggere ‘Soluzione al 98%’
Figuriamoci se poteva finire diversamente. In Italia va sempre così, due passi avanti e tre indietro. Per una volta mi sorprendo d’accordo con Gerardo D’Ambrosio, ex numero due della Procura della Repubblica di Milano, sul senso di nausea sollevato dall’epilogo della vicenda legale che ha sconvolto il calcio italiano. Sembrava che con il primo grado del processo a Calciòpoli si potesse riuscisse a dare una spallata decisa, per quanto sostanzialmente accomodante, al malaffare dei soliti noti di un mondo ormai privo degli unici valori che dovrebbero animare lo sport. Sarà retorico ma è così, perché c’è anche gente che gioca pulito (o sostanzialmente pulito, il che ai vertici del calcio non fa differenza) ed è la maggioranza. E invece la sentenza di appello ha fortemente ridimensionato l’esito, con condanne semplicemente vergognose che lasciano le cose quasi invariate e non danno certo lo scossone che certi club più simili ad aziende meritavano.
Continua a leggere ‘A passo di gambero’
Una considerazione fuori dai denti, ora che sono reduce dalla scrittura di getto di un precedente post lunghissimo e particolarmente ispirato di cui sono andato piuttosto fiero fino all’ultimo, prima che la mia ineffabile connessione cadesse rovinosamente lasciandomi ad un passo dalla sua pubblicazione e, soprattutto, senza una copia. (Censura)
In tempi di internet semantico e applicazioni web-based che si sostituiscono progressivamene ai vari client di scrittura o gestione di posta e fogli di calcolo, sarebbe bene che chi se ne occupa provvedesse a garantire i necessari strumenti di backup automatico, per evitare all’utente di ritrovarsi come me adesso con le pive nel sacco, e con le sole possibilità di ripescare nella memora il contenuto perso (escluso: non risulterebbe altrettanto riuscito - me ne vanto perché difficilmente sarà mai leggibile) o consultare l’oracolare forum di supporto di WordPress, anche se dubito seriamente che dell’articolo sia rimasta una sia pur labile traccia nei meandri della mia installazione (che so, nella cache).
A che serve garantire il backup di un sistema di web-publishing, e non solo, se non è automatico e istantaneo, e dunque ridondante? Probabilmente a niente, ma in attesa di provvedere sarebbe bene accantonare la smorfia di sufficienza con cui chiunque (sono ottimista: mal comune, mezzo gaudio) ricorre al salvataggio dei contenuti temporaneamente realizzati finché si è in tempo per farlo. Cioè fintanto che la cosa resti del tutto superflua.
Tipi da rete. I porta a porta del blogging copincolla, che parlano di se stessi in terza persona in preda a delirio da onnipotenza ormai irreversibile, attirando l’ignaro visitatore nella tela per poi vantare di essere arrivati uno, come i ciclisti negli anni Cinquanta. Le eminenze sempre più grigie della satira a senso unico allergiche al dialogo e inclini al pacifismo più demagogico o alla tappezzeria ginecologica, perché fanno bestiame. I professionisti dell’informazione alternativa che speculano sulle vittime della barbarie umana per allestire tendoni da circo pubblicistico equo&solidale, usando la rete come fonte di forza lavoro. Gratis. I comici col kit dell’aspirante giornalista magari incapaci di mettere insieme una sintassi da terza elementare, che abboccano alle bufale vecchie di anni nonostante una "redazione". Continua a leggere ‘Postamatic, o del copincolla equo e solidale’
Giusto per continuare a rodersi, diciamo, il fegato dopo la squalifica inflitta a un Materazzi battuto come un tappeto, nuove e inquietanti notizie rafforzano la speranza di riuscire un giorno a vedere Zidane calato lentamente con madre e sorella al centro del cortile di San Vittore o Rebibbia o l’Ucciardone durante l’ora d’aria e una clamorosa distrazione del corpo di sorveglianza.
Hezbollah lancia razzi Katiuscia su Nazareth.
Rabia e Mahmoud Talouzi, 7 e 3 anni, muoiono.
Il padre, arabo israeliano, accusa il governo di Israele.
Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, scusandosi definisce i morti di Nazareth "martiri come quelli in Libano, in Palestina e tra le fila della resistenza".
Il Pew Internet and American Life Project ha reso noti i risultati di un approfondito sondaggio condotto negli Stati Uniti a livello nazionale sulle abitudini dei blogger locali. Ne è emerso un quadro approfondito e aggiornato della blogosfera pur se limitatamente alla situazione d’oltreoceano, con nuovi scrittori meno dediti alla vocazione giornalistico-sociale delle origini della galassia blog a stelle e strisce e sempre più propensi al racconto di
esperienze personali e di vita quotidiana, che il mezzo permetterebbe di descrivere non più tanto per informare, quanto per comunicare.
Un aspetto, questo, relativamente inedito in quel paese, e che probabilmente ne avvicina i blogger a quelli del nostro, in cui minore è il livello medio delle conoscenze tecnico-informatiche tra gli utenti del web soprattutto nella generazione più giovane (ma spesso anche tra gli over 30) e probabilmente, pur in una situazione complessiva di grande fluidità e innovazione continua, proporzionalmente più diffuso il modello del servizio più o meno gratuito di "blogging chiavi in mano" offerto dalle piattaforme nostrane e internazionali, con lo spazio concesso a potenziali autori non necessariamente esperti di codici e linguaggi di programmazione. Continua a leggere ‘Lo Stato della blogosfera’
Dicono che lo scudetto dell’annata 2005-2006 non ci spetti. Dicono che "noi gli scudetti li sappiamo vincere soltanto così". Per anni abbiamo subito il sarcasmo di juventini e milanisti, deglutito e aspettato, replicando per lo più con l’argomento delle alterne fortune di una squadra matta per definizione. Un tifoso bianconero mio conoscente, imprenditore edile (édile, come diceva lui) ricco sfondato e di ignoranza sterminata, simpaticamente mi rivolgeva la parola solo per ricordarmi che gli amici interisti vivevano nello sconforto di non aver mai potuto vedere i propri bambini gioire per la conquista di un trofeo da parte della squadra del cuore.
Continua a leggere ‘Big Luciano e l’Opera da tre soldi’