Meta-dato, metà no

Si fa un gran parlare ormai da tempo in rete di Web 2.0, di web semantico e dei vari standard di feed utili per seguire in tempo reale l’aggiornamento dei siti che li offrono, una realtà già diffusa tra molti utenti del web, soprattutto se blogger e sempre più refrattari all’idea di rimanere indifferenti a tutta una serie di icone variopinte e acronimi vagamente inquietanti di cui la blogosfera va cospargendosi.

Mentre non mancano i risvolti legali di un eccessivo sfruttamento della nuova rete in senso commerciale, pare che dal punto di vista strettamente informatico una delle maggiori evoluzioni di quest’anno sia rappresentata dal formato OPML (Outline Processor Markup Language). Se sul piano semantico, e grazie al formato XML, i newsfeed (RSS, Atom e parenti stretti) sono riconducibili a metadati, cioè dati relativi a dati per consentire un accesso sempre più connesso a tutti quei contenuti embedded che precedentemente sfuggivano all’attenzione dei motori di ricerca, il formato OPML permette di contrassegnare ulteriormente risorse web sempre più ricche di informazione più o meno latente introducendo entità semantiche di livello superiore (ri)definibili come metatesti, ovvero liste di metadati, ad esempio di feed. Passaggio che crea le condizioni per un uso dell’informazione tecnologicamente ancora più raffinato e strutturato che denuncia una indubbia e crescente tendenza alla sua analisi e rielaborazione, ma allo stesso tempo ad una probabile rarefazione dei significati da essa veicolati che rasenta la vertigine per chiunque non abbia un’esperienza più che diretta degli strumenti disponibili.

Una rarefazione che, come tale, può non essere salutare in termini di sviluppo culturale, ma che offre alcuni notevoli vantaggi di ordine pratico, a cominciare dall’innalzato livello di alfabetizzazione informatica richiesto all’utente medio con un intervento attivo di categorizzazione dei contenuti nel momento stesso della loro elaborazione, requisito richiesto per godere appieno dei vantaggi della nuova struttura semantica del web a partire dalla iperconnessa blogosfera. Il formato in questione è infatti ancora più dinamico aprendo la strada, più che a contenuti, a contenitori riorganizzabili non solo come liste di notizie aggiornabili (come i diffusi feed precedentemente leggibili con appositi client eventualmente integrati nel browser web), ma anche come qualunque altro tipo di outline, inteso genericamente come sovrainsieme di quelle possibili liste e definibile come un qualunque elenco di contenuti strutturabili a piacere per titoli e sottotitoli, "ad albero" e senza limiti di "profondità", non necessariamente legato ai concetti di sottoscrizione e di aggiornamento-in-tempo-reale. Dalla teorica lista della spesa, quindi, alla gestione di playlist musicali, dall’elenco dei siti preferiti al weblog personale gestibile attraverso un’interfaccia (e una filosofia) più immediata e integrata in chiave OPML, fino a documenti tecnico-scientifici di notevole complessità, utilizzabili ad esempio nel project management per l’organizzazione di attività che coinvolgono operatori e ruoli diversi.

Da qui (o forse è il punto di partenza) anche l’idea di consentire di elaborare cooperativamente i propri outline, sviluppando il criterio dell’aggiornabilità dei "vecchi" newsfeed nel senso nuovo di un’interazione reciproca e contemporanea tra molti utenti sui rispettivi documenti OPML all’interno di un gruppo o di una comunità, con la possibilità di importare e incorporare in modo automatico e in tempo reale i contenuti altrui. Forse anche con l’obiettivo di opiemmelleizzare il web? Staremo a vedere. Anche perché l’interfaccia grafica si prospetta, almeno per il momento, decisamente minimalista, se non scarna. Cosa di per sé non priva di un suo senso, in tempi di abbuffate iconiche a base di animazioni flash e modellazioni tridimensionali che lasciano sempre meno all’immaginazione, ma che forse abbiamo sognato per generazioni. Magari un nuovo terreno da battere per possibili orde di grafici e webdesigner in odore di inflazione (se non anch’esse di disoccupazione) e in urgenza di aggiornamento.

Un’evoluzione che, nelle intenzioni dell’ideatore Dave Winer, non trascura comunque, finora, di mantenere un appeal popolar-giovanilistico offrendo servizi di condivisione che, sempre in chiave OPML, riprendono l’aspetto più popolare del social bookmarking legato ai feed, e che promette scenari di crescente interesse  e complessità soprattutto in relazione alla possibile convergenza di questi strumenti con tecnologie (leggi: AJaX) che ne offrano una versione web-based piuttosto che legata ad un software liberamente scaricabile, nel segno di una aumentata connessione, condivisione e portabilità dell’informazione disponibile in rete.

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